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domenica 23 novembre 2014

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IL TRIBUNALE DI MESSINA PUBBLICA LA SENTENZA SULLA SOCIETA' DI FATTO
Dopo 11 (undici) anni e 5 (cinque) mesi il Tribunale di Messina, anche se con un po’ di ritardo, decide sulla causa avente oggetto l’accertamento della società di fatto.

Dopo 11 anni è finito il primo grado di giudizio.
Il Tribunale di Messina nella sentenza qui sotto allegata ha riconosciuto che Crisafulli Alfio è stato socio di fatto (s.d.f.) o socio occulto dal 1973 al 1999 di una società intercorsa fra Crisafulli Alfio, Crisafulli Agatino, Lo Presti Giovanna, Crisafulli Emanuele Giovanni.
Un po’ di storia sui fatti è sinteticamente contenuta nella stessa sentenza.
In questa sentenza però non si legge e non traspare il mio stato d’animo, il mo malessere interiore, il danno morale che io ho subìto.
San Don Bosco in una sua massima diceva: “Non c’è vantaggio materiale che compensi un solo danno morale”.
Io non potevo mai pensare, che per il “dio denaro” potessi subire dai miei genitori, fratello e sorelle, “Mobbing”, e fare tre cause Civili e poi difendermi in tre processi penali. Subire denigrazioni, sentire parlare male della mia persona e ricevere torti da parte di loro tutti.
Io ho dato tutto quello che potevo dare , disponibilità, soldi, tempo, lavoro, collaborazione, impegno, aiuto economico e morale, alla società e a tutta la ex famiglia senza chiedere interessi, compensi, od altro. Loro tutti invece non sono stati riconoscenti. In cambio si sono approfittati di me, “appropriandosi di tutto quello che era mio” e offendendo e calpestando la mia dignità di figlio, di fratello e di socio e negandomi i miei diritti.
Negarmi il diritto di essere riconosciuto socio di fatto dopo che io ho partecipato alla costituzione della società, sia pure verbalmente, dopo che io ho conferito alla società, dal 1973 al 1999, il mio tempo libero dall’impiego FS, tutti i miei risparmi: stipendi FS, due buonuscite un risarcimento danni, le mie pensioni, compensi lodi arbitrali, BOT, Fondi Comuni di Investimento, per un totale di Lire 612.837.938 PER COMPRARE MERCI E BENI e poi ancora dopo avere conferito, per 27 anni , lavoro manuale nella lavorazione di sedie e tavoli, lavoro intellettuale per invenzione di logo, lavoro di amministratore, lavoro di compra vendita di merce, lavoro di rappresentanza verso ditte ed enti, ed essere “definito” dai miei “familiari” “MALATO DI MENTE” solo perché, quando si è sciolta la società di fatto, ho chiesto di darmi quanto mi era dovuto non potevo mai e poi mai accettare l’ingratitudine per quello che avevo fatto e allo stesso tempo rimanere all’asciutto e privo di un qualsiasi bene.
Se fossi stato malato di mente, per come hanno scritto, se fossi stato “un pazzo”, forse per l’esasperazione e la disperazione “li avrei uccisi tutti quanti”. Invece no !
Io che mi sento di essere stato e sono sano di mente auguro a loro una lunga vita in modo che possano pentirsi dei loro peccati mortali commessi in tutta questa storia loro che si sentono di essere “Cristiani” perché hanno violato due dei dieci Comandamenti di Dio.
Questi miei “genitori, fratello, sorelle, cognata” mi hanno rovinato la mia vita e la vita di mia moglie e dei miei figli ! Oltre all’emarginazione, alla esclusione e all’isolamento, da parte di loro tutti i miei “genitori, fratello, sorelle, cognata” mi hanno “sottratto” per circa un ventennio i miei beni dalla mia disponibilità e mi hanno fatto vivere, congiuntamente a mia moglie e ai miei figli, in uno stato di povertà, frustrazione, stato depressivo, demoralizzazione e malessere fisico e psichico.
Tutta questa storia inizia e finisce su “false testimonianze e false dichiarazioni” rese davanti ai Giudici del Tribunale di Messina da parte dei miei “genitori”, da parte delle mie “sorelle” e da parte di mio “fratello”. Tutto ciò è provabile dagli atti processuali e dalle tre cause che sono state fatte.
Pubblicherò tutta la storia e le sentenze per i posteri.
Va segnalato al Popolo Italiano un estratto della Comparsa conclusionale di replica del 15.10.2014 resa dal mio difensore, avv.to Tino Crisafulli del Foro di Messina, nella quale ha fatto rilevare tutte le falsità sostenute dalla controparte che qui si specificano :
1) L’avv.to Girolamo (Mino) Licordari del foro di Messina, a nome e per conto della controparte, ha sostenuto la tesi secondo cui la sig.ra Lo Presti Giovanna non rivestiva la qualità di socia.
L’avv.to Tino Crisafulli ha scritto che questa dichiarazione era radicalmente falsa ed infondata ed ha dimostrato invece il contrario. Il Giudice ha accolto quanto sostenuto dall’avv.to Tino Crisafulli e l’ha riconosciuta socia per come io avevo scritto nella citazione.
2) L’avv.to Girolamo (Mino) Licordari, a nome e per conto della controparte, ha sostenuto la tesi secondo cui la sig.ra Lo Presti Giovanna non è stata mai cointestataria di conti correnti con i figli ed il marito.
L’avv.to Tino Crisafulli ha scritto che questo era assolutamente falso. Ha dimostrato con i numeri che la signora Lo Presti Giovanna aveva cointestato un conto corrente con il figlio Alfio e un libretto bancario con il marito Agatino e il figlio Alfio e il Giudice ha riconosciuto in sentenza la cointestazione dei conti correnti.
3) L’avv.to Girolamo (Mino) Licordari, a nome e per conto della controparte, ha sostenuto la tesi secondo cui la sig.ra Lo Presti Giovanna non avesse conferito alla sdf l’uso o il godimento dell’immobile ove aveva la sede la società.
L’avv.to Tino Crisafulli ha dimostrato invece che la signora Lo Presti Giovanna essendo proprietaria dell’immobile sita sulla S.S. 114 Km. 5 Pistunina ove si svolgeva l’attività, essendo socia ed abitando sul retro dello stesso immobile, ha di fatto conferito l’immobile alla s.d.f..
4) L’avv.to Girolamo (Mino) Licordari, a nome e per conto della controparte, ha sostenuto la tesi secondo cui “ nessuno dei testi ha riferito sull’esistenza della società fra padre madre e figli”.
L’avv.to Tino Crisafulli ha dimostrato invece che l’esistenza della società con Alfio risultava in atti dalle dichiarazioni rese dalla Sig.ra Lo Presti Giovanna, dalle lettere sottoscritte dal Sig. Crisafulli Emanuele Giovanni ai Direttori della Banca Pop.S.Venera e della Banca Ag. Etnea, dalla registrazione delle audiocassette sbobinate dal Consulente di parte dott. Marcello Curreli, dalla divisione della merce nel 1999 fra Emanuele Giovanni ed Alfio, dal lascito da parte di Emanuele Giovanni della scopertura bancaria della BPSV oggi Credito Siciliano da pagare la metà ad Alfio, poi dai vari tentativi per come dividere i Beni della stessa società e dalle testimonianze rese dai 5 (cinque) testimoni.
Il Giudice ha accolto la tesi dell’avv.to Tino Crisafulli ed ha riconosciuto la società di fatto.
5) L’avv.to Girolamo (Mino) Licordari , a nome e per conto della controparte, ha sostenuto la tesi secondo cui i conti correnti non erano cointestati fra le parti in causa.
L’avv.to Tino Crisafulli ha dimostrato invece con gli atti depositati nel fascicolo che i conti correnti erano cointestati. Poi ha citato la sentenza passata in giudicato la n. 216 del 2003 causa RG 2149/2000 allegata in atti (prima causa fra le parti avente oggetto sfratto data persa dal Tribunale di Messina a Crisafulli Agatino e Lo Presti Giovanna) da dove era stato accertato e sentenziato che i conti correnti, fra le parti in causa, erano cointestati.
6) L’avv.to Girolamo (Mino) Licordari, a nome e per conto della controparte, ha sostenuto la tesi secondo cui non c’è stata mai una contabilità ed una ripartizione fra le entrate e le uscite.
L’avv.to Tino Crisafulli alla comparsa conclusionale ha allegato e depositato i conteggi. In questi conteggi è stato dimostrato nella tabella “C” che Crisafulli Emanuele per 21 anni ha prelevato in totale oltre lire 1.200.000.000 (unmiliardoduecentomilioni) di cui lire 400 milioni per stipendi mensile e lire 802.350.151 (ottocentoduemilionitrecentocinquantamila151) per fare acquisti e pagamenti a suo piacere e per le sue necessità.
Inoltre lo stesso Crisafulli Emanuele Giovanni (vedi e leggi allegata agli atti sbobinatura delle audiocassette effettuate dal dott. Marcello Curreli mio Consulente Tecnico di parte del Tribunale di Messina) era a conoscenza dei prelievi effettuati e sapevano benissimo la contabilità anche perché l’avevo notificata a tutta la famiglia (genitori, fratelli e sorelle).
7) L’avv.to Girolamo (Mino) Licordari, a nome e per conto della controparte, ha sostenuto la tesi secondo cui l’attore (Crisafulli Alfio) non ha provato la sussistenza degli elementi costitutivi della società di fatto.
L’avv.to Tino Crisafulli ha specificato che tutto ciò era falso ed in conclusione ha elencato tutta una serie di prove documentali e testimoniali per poter essere dichiarato l’esistenza della società di fatto. Così il Giudice gli ha dato ragione ed ha riconosciuto l’esistenza della società di fatto dal 1973 al 1999 fra Crisafulli Alfio con Crisafulli Agatino, Crisafulli Emanuele Giovanni e Lo Presti Giovanna.
Infine:
8) L’avv.to Tino Crisafulli mi ha riferito di avere accertato che l’avv.to della controparte, Girolamo (Mino) Licordari, non ha depositato la Comparsa conclusionale di replica.
Io presumo che la mancata presentazione di questa comparsa di replica forse è dipesa dal fatto che non poteva controbattere nulla sulle Conclusioni redatte dall’avv.to Tino Crisafulli
.
IN CONCLUSIONE
La controparte congiuntamente all’avv.to Girolamo (Mino) Licordari, non si è resa conto del maggiore danno che avrebbe ricevuto se il Giudice avesse sentenziato che non esisteva la società di fatto.
L’avv.to Tino Crisafulli sosteneva che l’attore, Crisafulli Alfio, avrebbe ricevuto più vantaggi economici se non fosse stato considerato socio di fatto per i seguenti motivi:
a.-) Crisafulli Alfio avrebbe dovuto ricevere i conferimenti dati alla ditta Crisafulli Agatino pari a lire 612.837.938 (seicentododicimilioniottocentotrentasettemila/938) con rivalutazione monetaria e interessi legali dal 1973 al 2014.
b.-) Crisafulli Alfio avrebbe dovuto ricevere per gli acquisti dei beni effettuati dalla cassa della ditta Crisafulli Agatino il plus valore dei beni acquistati rapportato al valore di oggi (2014).
c.-) Crisafulli Alfio avrebbe dovuto ricevere per i 27 anni di lavoro svolto nella ditta Crisafulli Agatino nella qualità di Amministratore il pagamento, per via equitativa, della prestazione lavorativa svolta e la buonuscita in rapporto al guadagno, che aveva effettuato con i suoi soldi versati dallo stesso Crisafulli Alfio, per averli investiti per l’acquisto dei beni aziendali e dei beni immobili.
d.-) Crisafulli Alfio avrebbe dovuto ricevere una parte degli utili per gli apporti di danaro che aveva, nel tempo, conferito.
e.-) Crisafulli Alfio con la morte di Crisafulli Agatino avrebbe dovuto ricevere detti beni e i danni da parte degli altri eredi.
f.-) Se non ci fosse stata società di fatto, poiché Crisafulli Emanuele Giovanni non risultava socio ed era, per come lui sosteneva “falsamente”, un operaio della ditta Crisafulli Agatino, con la morte di quest’ultimo, in seguito alla successione, avrebbe dovuto stornare la parte eccedente dei beni ricevuti in donazione perché ha ricevuto in modo sproporzionato di più degli altri figli ed eredi.
g.-) Crisafulli Emanuele Giovanni poi avrebbe dovuto, oggi, stornare i soldi che io avevo versato e risarcirmi dei danni che mi erano stati prodotti (forse duemilioni di euro ? ).
h.-) Crisafulli Emanuele Giovanni per la finta compravendita del 1994 della azienda del padre Agatino senza soldi e per la finta vendita del Capannone dietro le poste di Pistunina nel 2001 avrebbe dovuto stornare la metà dei suoi utili agli eredi.
g.-) … poi c’è ancora dell’altro che non voglio momentaneamente citare. Mi riservo successivamente.
Ora poiché la sentenza N. 2314/2014 RG 3684/2003 della dott.ssa Maria Carmela D’Angelo del Tribunale di Messina è stata emessa il 19/11/2014 “In nome del Popolo Italiano” io faccio conoscere qui sotto allegata allo stesso Popolo Italiano da pag. 1 a pagina 15 il contenuto della stessa sentenza.
Inoltre chi vuole potrà leggere l’intera Comparsa conclusionale di replica dell’avv.to Tino Crisafulli da pag. 16 a pag. 28

P.S. Spero che la mia controparte ed in particolare Crisafulli Emanuele appelli la sentenza in modo che io oltre a dovere ricevere la mia parte dei beni e i soldi possa ricevere un maggiore risarcimento danni che a causa delle lungaggini della giustizia, in ogni caso, aumenterà a suo carico e a carico delle mie due sorelle “Ida e Carmen” e di Lo Presti Giovanna.
Il seguito alla prossima puntata.
Alfio Crisafulli


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