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domenica 25 aprile 2010

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NELLE FERROVIE DELLO STATO ITALIANO MEGLIO ESSERE CRIMINALI CHE FARE IL “SINDACALISTA”
Nelle Ferrovie dello Stato Italiano i dipendenti “criminali” vengono trattati meglio dei dipendenti che fanno “il Sindacalista e vero sindacato”.

Io, per mia esperienza, sono giunto a questa amara riflessione.
Nelle Ferrovie dello Stato Italiano i dipendenti “criminali” vengono trattati meglio dei dipendenti che fanno “il Sindacalista e vero sindacato”.
Per spiegare quanto sopra è bene esporre alcuni casi fra i tanti di mia conoscenza nel periodo temporale che va dal 1988 ad oggi.
Il Direttore Generale prof.re Giovanni Coletti, come è noto, nonostante le contestazioni e i processi penali effettuati nei suoi confronti è stato mantenuto in servizio e regolarmente retribuito nonostante questi fosse stato escluso dal processo produttivo dall'allora Ente Ferrovie dello Stato.
Il Direttore Generale è stato mantenuto in servizio fino alla conclusione del processo penale vale a dire fino all'ultimo grado di giudizio.
Emblematica e significativa è una storia accaduta ad un altro Ferroviere con la qualifica di “Capo Stazione” della Stazione di Rometta Marea cittadina in provincia di Messina. Per motivi di riservatezza non faccio il nome e il cognome del dipendente.
Nella stazione di Rometta Marea, una notte, durante la manovra di un treno merci il manovratore di servizio, aggrappato al predellino del locomotore per guidare la manovra ai macchinisti del treno, cadde sui binari e il treno lo travolse: uccidendolo.
Furono condotte due inchieste. La prima da parte della Magistratura e la seconda dalle Ferrovie dello Stato.
Questa ultima inchiesta, per non influenzare il giudizio penale ed anche perchè le FS volevano sapere come andava a finire, si bloccò per qualche anno.
Il Capo Stazione ritenuto dal Pubblico Ministero colpevole di omicidio colposo, a distanza di anni fu consigliato dai suoi due legali di fiducia a patteggiare la pena.
Il Capo Stazione fu condannato penalmente ad una pena mite e senza fare alcuna giornata di carcere.
Durante gli anni, che vanno dal giorno dell'omicidio colposo alla fine del processo penale, il Capo Stazione rimase in servizio nelle FS, come se nulla fosse successo.
Dopo molto tempo e dopo che la pena patteggiata dal Capo Stazione passò in giudicato ecco che l'allora Direttore Compartimentale dell'Ente Ferrovie dello Stato ex Dirigente Sindacale del SINDIFER, ing. Mario La Rocca, si “svegliò” ed attivò il procedimento disciplinare.
L'ex Sindacalista del SINDIFER nonché Direttore Compartimentale di Palermo delle FS, Ing. Mario La Rocca, fece pervenire al Capo Stazione di Rometta una lettera di contestazione. In questa lettera asseriva che il Capo Stazione di Rometta aveva commesso un omicidio colposo ai danni del Manovratore della Stazione e ricordava che lui in fase di giudizio penale aveva chiesto ed ottenuto il patteggiamento della pena. Nella lettera di contestazione veniva indicato che la mancanza commessa dal Capo Stazione di Rometta rientrava fra quelle previste contrattualmente per il licenziamento. Gli si davano 10 giorni di tempo per produrre giustificazioni a sua difesa.
Gli avvocati del Capo Stazione di Rometta non sapendo la normativa ferroviaria, non sapevano da dove cominciare per poterlo difendere, si arresero alla contestazione subita dal loro cliente.
Il Capo Stazione di Rometta a procedimento disciplinare iniziato andò a Messina al Reparto Movimento per chiedere lumi e per sapere come si doveva comportare o difendersi. Insomma chiese aiuto ai suoi colleghi.
Alcuni Ferrovieri del Reparto Movimento Impianto di Messina gli dissero che in tutta questa storia non doveva rivolgersi ne ad avvocati ne andare e cercare aiuto ai sindacalisti dei Sindacati tradizionali. Gli dissero che l'unico che poteva aiutarlo e difenderlo, se c'era una qualunque possibilità di difesa, era il Capo Treno Sindacalista Alfio Crisafulli. Gli dettero il mio numero di telefono privato, in considerazione del fatto che non uscivo nella rubrica telefonica e questo puntualmente, dopo tre o quattro giorni che ricevette la contestazione, mi telefonò.
Prendemmo un appuntamento. Ho studiato il caso. Conoscendo i miei interlocutori (tutti i Dirigenti delle Ferrovie), i quali per me, la maggior parte non erano professionalmente preparati, dissi al Capo Stazione di Rometta che potevo aiutarlo a non farlo licenziare.
La condizione però era quella che lui mi firmasse tutto quello che scrivevo e tutto quello che io scrivevo doveva presentarlo alle Ferrovie dello Stato. Spiegai che se lui non firmava e non presentava quello che io avessi scritto avrebbe vanificato il mio lavoro e reso vano il mio aiuto.
Non avendo altre alternative il Capo Stazione di Rometta accettò le mie condizioni anche perchè in questa materia professionale, scrivere le difese e citare norme a sostegno di chi è incolpato di omicidio colposo, per scagionarlo da ogni addebito, lui non sapeva da dove cominciare perché era completamente “bianco” come il latte, era molto difficile se non impossibile.
Cominciai a scrivere. Scrissi che il Capo Stazione di Rometta, nel patteggiare la pena, non voleva significare e non voleva dire che lui si doveva considerare colpevole di omicidio colposo. Ci sono sul punto più sentenze della Suprema Corte di Cassazione. Poi contestai l'inchiesta effettuata dalle FS perchè i Dirigenti non avevano fatto partecipare l'inquisito o un suo tecnico di fiducia, agli accertamenti e perizie svolte durante la fase preliminare del procedimento disciplinare. Poi chiesi la copia di tutti i documenti allegati al fascicolo da dove risultava evidente la sua colpevolezza per vedere se era legittimo e giusto che le FS facessero la contestazione solo a lui e non ad altri. Chiesi i documenti anche per conoscere chi aveva effettuato l'inchiesta (se era stato il suo diretto superiore) per poi eventualmente contestare il conflitto di interessi e la responsabilità di quest’ultimo nell’avere fatto lavorare il Capo Stazione di Rometta in un ambiente non sufficientemente illuminato, così come prevedeva la legge e scaricare sullo stesso preposto (Capo Stazione) le responsabilità che erano proprie del diretto superiore ovvero di chi conduceva l’inchiesta. Poi chiesi ancora che il lavoratore si avvalesse dell'assistenza Sindacale del Sindacato SAPEV/CONFSAL così come era ed è previsto dalla legge e poi sentire in contraddittorio i due macchinisti del treno della morte (testimoni del fatto dell’omicidio colposo) alla presenza del Direttore Compartimento di Palermo Ing. Mario La Rocca.
Il Direttore Compartimentale FS nonché ex o non ex Dirigente SINDIFER ing. Mario La Rocca si rifiutò di consegnarci detti documenti e poi ancora non sentì a sua difesa il Capo Stazione di Rometta con l'assistenza sindacale, così come prevedeva l'art. 7 della legge 20 maggio 1970 n. 300 e le norme contrattuali, e non convocò nemmeno i due macchinisti per il contraddittorio richiesto dall’imputato.
Il rifiuto di consegnare i documenti era determinato dal fatto che il Direttore Ing. Mario La Rocca, ne ho la certezza, non voleva che io scoprissi tutte le manchevolezze che erano state fatte in questa inchiesta. Ha voluto evitare che io, entrando in possesso di detti documenti, potessi dimostrare e stabilire la responsabilità di terzi al posto dello stesso Capo Stazione.
Solo questo semplice fatto, impedire o limitare il diritto di difesa, rendeva vano e inutile ogni e qualunque provvedimento disciplinare adottato nei confronti del Capo Stazione di Rometta.
Dopo circa 20 giorni il Direttore Compartimentale Ing. Mario La Rocca mandò al Capo Stazione di Rometta Marea una lettera di punizione di soli 10 giorni di sospensione dal servizio e privazione della retribuzione.
Il Capo Stazione sottoposto a procedimento disciplinare mi comunicò con gioia questo risultato e accontentandosi, non voleva fare più nulla. Voleva scontare la pena ! Io, per il suo bene, lo convinsi di ricorrere lo stesso, avverso a quel provvedimento punitivo di 10 giorni di sospensione dal servizio e privazione della retribuzione, all'Ufficio Provinciale del Lavoro e della Massima Occupazione di Messina (U.P.L.M.O.) nominando me suo ARBITRO di parte. Ciò era dovuto in modo che le FS primo: non gli togliessero la retribuzione di 10 giorni ed i premi; secondo perché questo fatto di essere stato punito gli potesse impedire il diritto alla carriera; terzo per evitare che le Ferrovie dello Stato sfruttassero questa sanzione per poter applicare la recidività nell’arco dei due anni successivi.
Il Direttore Compartimentale FS di Palermo Ing. Mario La Rocca, avendo paura di affrontare l'arbitrato, con me Arbitro di parte, non volle comunicare il suo Arbitro all’U.P.L.M.O. di Messina ed in sua vece, così come prevede l’art. 7 legge 300/1970, annunciò che avrebbe fatto ricorso direttamente alle Autorità Giudiziarie per chiedere e confermare i 10 giorni di punizione che lui aveva irrogato al Capo Stazione.
Il Direttore Compartimentale ing. Mario La Rocca, sapendo che in questa storia aveva torto, alla fine, contraddittoriamente non presentò istanza al Giudice del Lavoro per confermare la sua punizione irrogata al Capo Stazione di Rometta Marea, commettendo anche, a mio parere, presunte omissioni in atti del proprio ufficio e violazione dell’art. 7 della legge 300/1970 e delle norme contrattuali perché ha fatto stare per 2-5-10 anni in ansia e/o in pena il capo Stazione di Rometta e la sua famiglia.
In conclusione con le mie difese io ho annullato due delibere del Direttore Compartimentale delle FS di Palermo ing. Mario La Rocca. La prima delibera che io ho annullato è stata quella in cui aveva contestato al Capo Stazione il licenziamento. La seconda delibera che io ho annullato è stata quella in cui aveva deciso di irrogare la punizione a soli 10 giorni di sospensione dal servizio e la privazione della retribuzione. Questa punizione non è stata mai irrogata. Questi erano gli stessi o altri dirigenti delle Ferrovie dello Stato che avevano detto al dott. Mario Zumbo Giudice del Lavoro di Messina che io non ero professionalmente preparato. Tuttavia io, ne sapevo molto di più di loro,e i fatti lo dimostrano perchè non hanno potuto punire il Capo Stazione incolpato di omicidio colposo.
Va detto, per completezza di cronaca, che il Capo Stazione di Rometta, dopo che io l’ho “salvato” dal licenziamento, non mi ha ringraziato personalmente. Non mi ha ringraziato nemmeno scrivendomi una lettera. Non si è iscritto nemmeno, per riconoscenza, al mio Sindacato SAPEV/CONFSAL. Io ho dedicato a lui tempo, risorse, il mio impegno, la mia sapienza, ed ho fatto il mio dovere di Sindacalista senza scopo di lucro e senza ricevere in cambio alcuna gratificazione scritta o verbale.

Per i dipendenti “Sindacalisti” delle FS, invece, che fanno “vero sindacato” la storia cambia.
Prendiamo ad esempio due casi. Io come Sindacalista sono stato licenziato per assenze dal lavoro fatte per svolgere attività sindacale. Poi darò ampio spazio con prove documentali di come sono stato licenziato (il lettore avrà modo di rendersi conto e inorridire per il torto che mi è stato reso). Anche il Sindacalista De Angelis, in questi anni, è stato licenziato per avere criticato gli spezzamenti dei treni nelle FS e la mancanza di sicurezza nell'esercizio ferroviario. Oggi si legge dalle cronache che è stato riassunto in servizio per ordine del Tribunale. Lo stesso De Angelis, però, dovrà temere in seguito, perché prendendo a riferimento il mio caso vedi il primo giudizio che mi dava ragione, altri giudici, in appello, hanno giudicato i fatti diversamente e mi hanno dato torto.
Le FS così, per sbarazzarsi di me, mi hanno mandato a casa prima della sentenza definitiva della Suprema Corte di Cassazione. A nulla è valso un mio nuovo ricorso al Giudice del Lavoro (Pubblicherò tutto).
La fretta e la violazione della legge Costituzionale, di non aspettare il giudizio definitivo, solo per me e non anche per i criminali, è stato dovuto dal fatto che io (Alfio Crisafulli) non potevo più stare in servizio nelle FS in quanto con i miei interventi a favore dei lavoratori avevo dimostrato la “pochezza nella materia ferroviaria” e la “non professionalità” dei Dirigenti delle Ferrovie dello Stato annullando moltissime delibere adottate, da questi, contro legge e contro i regolamenti ferroviari.
Queste storie insegnano e non possono essere commentati !
Ho voluto raccontare ed esporre questi pochi fatti per fare comprendere ai miei figli, agli iscritti, agli associati e alla opinione pubblica, che nelle Ferrovie dello Stato è meglio essere un “criminale” è meglio essere coinvolti in scandali tipo “scandalo delle lenzuola d’oro” ovvero è meglio commettere omicidi “sia pure colposi” e non essere puntiti che fare il “vero sindacalista ovvero Sindacato a difesa dei lavoratori e/o criticare la mancanza di sicurezza nell'esercizio ferroviario”.


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LA VERGOGNOSA ILLEGALITA' DELLE FERROVIE DELLO STATO

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