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LA DIGNITA’ UMANA NELLE FERROVIE DELLO STATO ?
E’ UN VALORE CHE NON VIENE TUTELATA ALLO STESSO MODO. TUTTO DIPENDE DAL “FERROVIERE” CHE NE CHIEDE IL RISPETTO.
Con questo atto mi rivolgo esclusivamente agli associati o ex associati al SAPEV/CONFSAL e poi ai miei figli e ai miei discendenti.
Che cosa è la Dignità Umana ?
Su google ho trovato tutta una serie di definizioni.
Qualcuno ha scritto che :
“La nostra dignità di persone deriva dalla nostra capacità di riflettere e di scegliere, cioè dalla nostra capacità di autodeterminazione e dal fatto che quindi siamo responsabili della nostra sorte. Quando si parla di dignità umana, ci si riferisce a questa responsabilità di decidere autonomamente. (Michael Novak, da L'impresa come vocazione)”
“Soltanto l'uomo ha della dignità. Soltanto l'uomo che non ha dignità può essere ridicolo”.
Con il termine dignità, si usa riferirsi al sentimento che proviene dal considerare importante il proprio valore morale, la propria onorabilità e di ritenere importante tutelarne la salvaguardia e la conservazione.
A livello filosofico la dignità è invece intesa come il valore intrinseco e inestimabile di ogni essere umano: tutti gli uomini, senza distinzioni di età, stato di salute, sesso, razza, religione, nazionalità, ecc. meritano un rispetto incondizionato, sul quale nessuna "ragion di Stato", nessun "interesse superiore" della "Scienza", la "Razza", o la "Società", può imporsi.
Vediamo ora con l’esposizione di alcuni fatti di poter fare il confronto sulla dignità: la dignità del Capotreno FS Alfio Crisafulli e la dignità di un altro “ferroviere” la dignità del professore Giovanni Coletti nella sua qualità di Direttore Generale delle Ferrovie dello Stato.
Io nel 1984 causa malattia, che poi risulterà, con sentenza passata in giudicato, contratta per cause di servizio, sono stato ritenuto, dai medici delle FS, parzialmente inidoneo a svolgere la mia qualità di Capotreno sui treni.
Le Ferrovie dello Stato, guarda caso, rappresentata dal Direttore Generale professore Giovanni Coletti, mi hanno trasferito alla stazione di Messina Marittima e anziché utilizzarmi con una qualifica corrispondente a quella di Capotreno mi hanno fatto svolgere per quattro anni mansioni inferiori (di manovale) facendomi registrare in un libro le fatture emesse dai Capi Gestione della Stazione di Messina Marittima.
Per difendere la ”la mia dignità ho proposto ricorso al Giudice del lavoro sostenendo che per quei fatti le FS attuavano attività antisindacale (svolgevo attività sindacale oggi mobbing) e poi, considerato che io avevo la qualifica di Capotreno, rivendicavo una diversa utilizzazione perchè potevo benissimo essere utilizzato come Capo Treno informatore a terra al pari di altri colleghi oppure, dato che la FS avevano accertato tramite un corso di perfezionamento alla Berlitz School la mia “buona” conoscenza alla lingua Inglese, mi potevano utilizzare come interprete all’ufficio informazioni al servizio della clientela.
Le Ferrovie dello Stato, rappresentate dal professore Giovanni Coletti, attraverso l’avvocatura di Stato hanno resistito in giudizio attestando cose false e non veritiere.
Infatti il Giudice dott. Mario Zumbo non ha accolto il mio ricorso perchè ha scritto che io dovevo di mostrare l’attività antisindacale, come se l’attività antisindacale non fosse stata dimostrata con la sottoutilizzazione, e poi ha scritto che io non potevo essere utilizzato come informatore a terra o presso l'Ufficio Informazioni perchè per le FS e per il Direttore Generale Giovanni Coletti io non ero professionalmente preparato.
Evidentemente il Giudice si è convinto ad emettere detta sentenza perchè avrà accertato e visto dai documenti esibiti dalle FS, nell'anno domini 1989, che io non ero professionalmente preparato.
Conclusione io ritengo che la mia dignità non è stata tutelata o meglio è stata calpestata e il Giudice ha fatto continuare la mia sottoutilizzazione.
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Andiamo ora ad esaminare alcuni fatti che hanno interessato, nello stesso periodo, il professore Giovanni Coletti direttore Generale dell’Ente Ferrovie dello Stato.
E’ noto a tutti che nello stesso periodo in cui io venivo sottoutilizzato e si discuteva il mio Ricorso davanti al Giudice del lavoro, lui è stato implicato e incriminato in vari scandali scoppiati all’interno delle Ferrovie dello Stato.
Per questo motivo si è dimesso oppure è stato fatto dimettere e sostituito alla direzione dell’Ente FS. Le cronache del tempo dicono che lui nelle FS è stato lasciato libero dall’espletare servizio e veniva pagato lo stesso senza avere un incarico di lavoro. In pratica NON lavorava e veniva retribuito lo stesso.
Il professore Giovanni Coletti colpito nella sua “dignità” propose ricorso al Giudice del Lavoro.
Il Pretore del lavoro di Roma Domenico Fioroli Banchieri accolse il ricorso ed ha imposto all’Ente FS di dargli un incarico di lavoro con la qualifica di Dirigente (leggi articolo giornalistico sotto riportato).
Da qui vediamo la differenza di dignità.
Ad Alfio Crisafulli con la qualifica di Capo Treno nelle FS, malato per cause di servizio, è stato imposto di lavorare per 4 anni in sottoutilizzazione di tre o quattro categorie professionali, mentre, invece, al professore Giovanni Coletti, incriminato per truffa, poi ci pare condannato penalmente, nella sua qualità di Dirigente dell’Ente FS, sollevato dal suo incarico, non solo non veniva sottoutilizzato; ma addirittura era stato reso libero dal lavoro e pagato. Il Pretore, a tutela della sua dignità ha imposto alle FS di dargli un incarico professionale nella sua qualifica Dirigenziale.
Ecco quindi dimostrato che non tutti i Ferroviari hanno pari dignità nelle Ferrovie dello Stato .
Riporto qui alcuni articoli di giornale di quel periodo.
FS, IL PRETORE REINTEGRA COLETTI
Repubblica — 16 gennaio 1990 pagina 6 sezione: POLITICA INTERNA
ROMA Giovanni Coletti, l' ex direttore generale delle Ferrovie dello Stato dovrà essere reintegrato in un incarico pari a quello che ricopriva sino al momento delle sue dimissioni. Lo ha deciso il pretore di Roma Domenico Fioroli Banchieri che ha accolto un ricorso urgente presentato dallo stesso Coletti. Coinvolto in tutte le principali inchieste giudiziarie sulle Fs, l' ex direttore generale rivolgendosi alla magistratura aveva sostenuto che l' Ente ferrovie, in base alle norme vigenti, non poteva tenerlo inattivo, pur attribuendogli mensilmente lo stipendio. E Fiorioli gli ha dato ragione. Nella sentenza il pretore sostiene infatti che lo stato di inattività dura ormai da un intero anno e che da questa situazione non può che essere rimasta già seriamente ferita la dignità e quindi la stessa personalità del lavoratore che, non va dimenticato, era ad un tempo ai vertici dell' azienda.... Certo è che Coletti è stato uno dei padroni delle Ferrovie italiane fino allo scandalo delle lenzuola d' oro, che ha travolto il precedente consiglio di amministrazione. Così come è certo che sull' ex direttore generale pendono attualmente tre inchieste della magistratura. Oltre che per le lenzuola d' oro deve infatti rispondere del disinvolto uso delle carte di credito dell' Ente, utilizzate a piene mani da un po' tutto il vertice Fs, e degli aumenti di stipendio autodecisi dal vecchio consiglio di amministrazione. Corruzione e peculato, i capi di imputazione a suo carico. Anche se quella dello scandalo che ha travolto l' ex gruppo dirigente delle Ferrovie è storia recente, ripercorriamola nelle sue tappe principali. I guai giudiziari iniziano con l' accusa di aver ricevuto tangenti dall' imprenditore avellinese Elio Graziano in cambio dell' appalto per le lenzuola sintetiche da utilizzare per le cuccette dei treni. In particolare Coletti fu accusato di aver intascato una tangente di 400 milioni di lire. Ma non è finita. Dopo appena un anno dalla creazione dell' Ente autonomo Fs, i vertici dell' azienda decisero di raddoppiarsi lo stipendio senza aver ricevuto alcuna autorizzazione ministeriale. Furono aumenti congrui per tutti. Il salario annuo dell' ex direttore generale salì a 174 milioni. Nel settembre dello scorso anno il ministro dei Trasporti Bernini con una circolare ha invitato Schimberni non solo ad annullare la delibera con cui l' ex consiglio di amministrazione si era raddoppiato lo stipendio, ma anche a recuperare le somme elargite. L' ultimo atto è l' utilizzo disinvolto delle carte di credito aziendali e delle spese di rappresentanza. Agli atti della Corte dei conti risulta che nel triennio ' 86-' 88 l' ex direttore generale delle Ferrovie italiane ha speso 31,4 milioni. Come? Per acquisti in farmacie e ferramenta e per pagare delle contravvenzioni. A carico di Coletti e degli altri inquisiti comunque non c' è ancora stato alcun giudizio definitivo. Ecco perché il pretore del lavoro ha deciso di ordinare all' Ente Fs di reintegrarlo, entro sessanta giorni, in un nuovo incarico. E' una prassi che rientra nella normale giurisprudenza, anche se ci sono casi in cui un dipendente della pubblica amministrazione viene addirittura sospeso quando è coinvolto in vicende giudiziarie di una certa rilevanza. In quest' anno di inattività l' ex direttore generale aveva proposto all' amministratore delle Fs Mario Schimberni di conferirgli un ruolo di supervisore dei problemi delle Ferrovie a livello internazionale. Ma l' amministratore straordinario ha preferito soprassedere. All' ex presidente della Montedison deve essere apparso perlomeno inopportuno affidare un incarico a Coletti, che peraltro è ancora nel consiglio di amministrazione della Bnc (la banca delle Fs) e dispone di un autista delle Ferrovie. Inoltre le Fs sono parte civile in due dei tre procedimenti giudiziari. - di GENNARO SCHETTINO
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ASSISE PROCESSO. SENTENZA
lenzuola d' oro, 16 condanne
condannato a 5 anni l' imprenditore Graziano Elio, assolto il segretario di Signorile Trane Rocco. inoltre 6 anni di carcere a Coletti Giovanni ex direttore generale delle Ferrovie che stipulo' il contratto per la fornitura delle lenzuola " usa e getta " destinate al servizio cuccette prodotte dalla ditta IDAFF. l' elenco degli imputati condannati comprende anche Caldoro Antonio, Caporali Giulio, Russo Gaspare, Notarangelo Giovanni, Tiberi Gianfranco, Persanti Pietro, Monti Mario, Tornatore Luigi, Serio Aldo, Condemi De Felice Alfonso, Scentoni Bruno, Caliciuri Michele e Finocchi Mauro.
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